Apertura del Sinodo diocesano della Chiesa di Padova

Domenica 5 giugno 2022, solennità di Pentecoste, con l’apertura del Sinodo diocesano, la Chiesa di Padova entra in una fase “storica”: per la prima volta dopo il Concilio Vaticano II sosterà, in ascolto dello Spirito, per considerare la strada che ha davanti a sé in questo tempo di grandi cambiamenti e per arrivare a scegliere una visione di Chiesa che sia capace di adeguare l’annuncio del Vangelo al contesto di vita.

La celebrazione di apertura, presieduta dal vescovo Claudio Cipolla, si terrà domenica 5 giugno, a partire dalle ore 16.30, in basilica Cattedrale, a Padova e sarà trasmessa in diretta streaming sul sito della Diocesi di Padova e in diretta televisiva dall’emittente Telechiara, sul canale 17 del digitale terrestre.

La solenne celebrazione di apertura del Sinodo a cui parteciperanno anche le autorità, i rappresentanti di istituzioni civili, religiose e delle altre chiese cristiane, vedrà la presenza dei membri della Segreteria del Sinodo, (che ha accompagnato tutto il lavoro di questo anno di preparazione); della Commissione preparatoria (composta da 60 persone, che hanno individuato i temi che saranno oggetto del Sinodo diocesano) e dell’Assemblea sinodale, (composta da circa 400 persone), che proprio durante la celebrazione si insedierà e con la professione di fede pubblica assumerà, a nome della Chiesa, questo importante compito a servizio del discernimento ecclesiale nel corso del Sinodo diocesano.

La celebrazione sarà inoltre caratterizzata da tre segni: la processione d’ingresso con il libro dei Vangeli; la colletta all’offertorio dedicata a sostenere tre progetti di Caritas diocesana orientati a farsi carico di situazioni di disagio e precarietà; la comunione agli ammalati con l’invio dei ministri straordinari della comunione a partire da questa celebrazione eucaristica.

L’apertura del Sinodo arriva dopo un anno di intenso lavoro di preparazione che ha visto coinvolta la segreteria del Sinodo, la Commissione preparatoria incaricata di individuare i temi che saranno ora materia del Sinodo e oltre 12 mila persone che hanno partecipato attivamente agli spazi di dialogo, producendo più di tremila pagine di relazioni, poi consegnate alla Commissione preparatoria, per il delicato lavoro di discernimento sui temi. Al termine di questo anno di preparazione sono stati individuati 14 temi, suddivisi in tre ambiti: dimensioni trasversali, soggetti, cantieri.

Con l’apertura del Sinodo si entra nel vivo di questo “santo viaggio” la cui conclusione è prevista entro dicembre 2023. Il lavoro del Sinodo diocesano si muoverà sui temi individuati e su alcune prospettive di fondo: la conversione in chiave missionaria di tutta la pastorale; il volto e lo stile fraterno delle nostre parrocchie perché rendano accessibile il Vangelo alle persone; l’inculturazione del Vangelo in un contesto non più visibilmente cristiano nel quale i riferimenti valoriali al messaggio e alla persona di Gesù sono diventati labili.

Il percorso di discernimento che si apre per la Chiesa di Padova sarà accompagnato da un brano evangelico di riferimento – la narrazione delle nozze di Cana del Vangelo di Giovanni (Gv 2, 1-11) – e da un’immagine realizzata dall’illustratrice Elisabetta Benfatto.

Stefano Callegaro

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Riflessione sulla Pentecoste

Riportiamo di seguito un articolo pubblicato su VaticanNews. La riflessione di Sergio Centofanti suggerisce, usando le parole di Papa Francesco, uno sguardo rinnovato sulla solennità che istituisce la missione della Chiesa.

Lo Spirito Santo fa tutto, ma non si vede. Si possono vedere i suoi effetti, ma occorre un cuore aperto. È umile, Amore nascosto, è Dio. Parla ogni giorno, sommessamente, in mezzo al nostro frastuono. Bisogna fare silenzio per ascoltarlo. Ma chi è e cosa ci dice lo Spirito?

Senza lo Spirito Santo non siamo cristiani

È “lo sconosciuto della nostra fede” dice Papa Francesco (Omelia a Santa Marta, 13 maggio 2013): eppure, senza di Lui non siamo cristiani, non esiste la Chiesa né la sua missione. Senza di Lui viviamo una doppia vita: cristiani a parole, “mondani” nei fatti.

Lo Spirito ci fa vivere da risorti

Lo Spirito “non è una cosa astratta”, è una Persona che ci cambia la vita: com’è accaduto agli apostoli, ancora timorosi e chiusi nel Cenacolo, nonostante avessero visto Gesù risorto, e dopo Pentecoste “impazienti di raggiungere confini ignoti” per annunciare il Vangelo, senza più paura di dare la vita. “La loro storia ci dice che persino vedere il Risorto non basta, se non lo si accoglie nel cuore. Non serve sapere che il Risorto è vivo se non si vive da risorti. Ed è lo Spirito che fa vivere e rivivere Gesù in noi, che ci risuscita dentro” (Omelia di Pentecoste, 9 giugno 2019).

Diventiamo figli di Dio e fratelli tra di noi grazie allo Spirito

La nuova vita, quella vera di risorti, è “riallacciare la nostra relazione col Padre, rovinata dal peccato”. Questa è la missione di Gesù: “toglierci dalla condizione di orfani e restituirci a quella di figli” amati da Dio. “La paternità di Dio si riattiva in noi grazie all’opera redentrice di Cristo e al dono dello Spirito Santo”. È grazie a questa relazione col Padre e col Figlio che “lo Spirito Santo ci fa entrare in una nuova dinamica di fraternità. Mediante il Fratello universale, che è Gesù, possiamo relazionarci agli altri in modo nuovo, non più come orfani, ma come figli dello stesso Padre buono e misericordioso. E questo cambia tutto! Possiamo guardarci come fratelli” (Omelia di Pentecoste, 15 maggio 2016).

L’uomo spirituale porta concordia dov’è conflitto

Noi dobbiamo sempre diminuire, Gesù deve sempre crescere in noi. Il rischio è di servirsi di Cristo più che servirlo. La via è uscire da noi stessi, allontanandoci dal nostro egocentrismo. È possibile grazie alla preghiera che suscita in noi lo Spirito. “Quando spezziamo il cerchio del nostro egoismo, usciamo da noi stessi e ci accostiamo agli altri per incontrarli, aiutarli, è lo Spirito di Dio che ci ha spinti. Quando scopriamo in noi una sconosciuta capacità di perdonare, di amare chi non ci vuole bene, è lo Spirito che ci ha afferrati” (Omelia a Istanbul, 29 novembre 2014). Chi vive secondo lo Spirito “porta pace dov’è discordia, concordia dov’è conflitto. Gli uomini spirituali rendono bene per male, rispondono all’arroganza con mitezza, alla cattiveria con bontà, al frastuono col silenzio, alle chiacchiere con la preghiera, al disfattismo col sorriso”. “Per essere spirituali” occorre mettere lo sguardo dello Spirito “davanti al nostro” (Omelia di Pentecoste, 9 giugno 2019).

Lo Spirito crea l’unità nella diversità

La divisione tra i cristiani è uno dei grandi scandali che allontana dalla fede. Il diavolo divide, mentre “lo Spirito fa dei discepoli un popolo nuovo”, perché “crea un cuore nuovo”. “A ognuno dà un dono e tutti raduna in unità. In altre parole, il medesimo Spirito crea la diversità e l’unità”, “l’unità vera, quella secondo Dio, che non è uniformità, ma unità nella differenza”. Occorre resistere “a due tentazioni ricorrenti. La prima è quella di cercare la diversità senza l’unità. Succede quando si formano schieramenti e partiti, quando ci si irrigidisce su posizioni escludenti … magari ritenendosi i migliori … si diventa tifosi di parte anziché fratelli … Cristiani di destra o di sinistra prima che di Gesù; custodi inflessibili del passato o avanguardisti del futuro prima che figli umili e grati della Chiesa. Così c’è la diversità senza l’unità. La tentazione opposta è invece quella di cercare l’unità senza la diversità” e tutto diventa “uniformità, obbligo di fare tutto insieme e tutto uguale, di pensare tutti allo stesso modo”. Invece, lo Spirito “crea la diversità” e poi “realizza l’unità: collega, raduna, ricompone l’armonia” (Omelia di Pentecoste, 4 giugno 2017).

Lo Spirito del perdono è il collante che ci tiene insieme

L’unità è possibile nel perdono. “Gesù non condanna i suoi, che lo avevano abbandonato e rinnegato durante la Passione, ma dona loro lo Spirito del perdono. Lo Spirito è il primo dono del Risorto e viene dato anzitutto per perdonare i peccati. Ecco l’inizio della Chiesa, ecco il collante che ci tiene insieme, il cemento che unisce i mattoni della casa: il perdono. Perché il perdono è il dono all’ennesima potenza, è l’amore più grande, quello che tiene uniti nonostante tutto, che impedisce di crollare, che rinforza e rinsalda. Il perdono libera il cuore e permette di ricominciare: il perdono dà speranza, senza perdono non si edifica la Chiesa. Lo Spirito del perdono, che tutto risolve nella concordia, ci spinge a rifiutare altre vie: quelle sbrigative di chi giudica, quelle senza uscita di chi chiude ogni porta, quelle a senso unico di chi critica gli altri. Lo Spirito ci esorta invece a percorrere la via a doppio senso del perdono ricevuto e del perdono donato” (Omelia di Pentecoste, 4 giugno 2017).

Dio ci parla ancora oggi

Lo Spirito di verità non smette di parlare, ci fa entrare sempre più pienamente nel senso delle parole di Gesù. È la novità del Vangelo, di una Parola sempre viva, perché il cristianesimo, come dice il Catechismo della Chiesa cattolica, non è una “religione del Libro”, “una parola scritta e muta”, ma della Parola di Dio, cioè il Verbo incarnato e vivente. “La novità ci fa sempre un po’ di paura, perché ci sentiamo più sicuri se abbiamo tutto sotto controllo, se siamo noi a costruire, a programmare, a progettare la nostra vita secondo i nostri schemi, le nostre sicurezze, i nostri gusti. E questo avviene anche con Dio. Spesso lo seguiamo, lo accogliamo, ma fino ad un certo punto; ci è difficile abbandonarci a Lui con piena fiducia, lasciando che sia lo Spirito Santo l’anima, la guida della nostra vita, in tutte le scelte; abbiamo paura che Dio ci faccia percorrere strade nuove, ci faccia uscire dal nostro orizzonte spesso limitato, chiuso, egoista, per aprirci ai suoi orizzonti. Ma, in tutta la storia della salvezza, quando Dio si rivela porta novità … trasforma e chiede di fidarsi totalmente di Lui” (Omelia di Pentecoste, 19 maggio 2013).

Le resistenze allo Spirito Santo: la tentazione di addomesticarlo

“È sempre presente in noi la tentazione di fare resistenza allo Spirito Santo, perché scombussola, perché smuove, fa camminare, spinge la Chiesa ad andare avanti. Ed è sempre più facile e comodo adagiarsi nelle proprie posizioni statiche e immutate. In realtà, la Chiesa si mostra fedele allo Spirito Santo nella misura in cui non ha la pretesa di regolarlo e di addomesticarlo. E la Chiesa si mostra fedele allo Spirito Santo anche quando lascia da parte la tentazione di guardare sé stessa. E noi cristiani diventiamo autentici discepoli missionari, capaci di interpellare le coscienze, se abbandoniamo uno stile difensivo per lasciarci condurre dallo Spirito. Egli è freschezza, fantasia” che “non riempie tanto la mente di idee, ma incendia il cuore” e spinge a “un servizio di amore, un linguaggio che ciascuno è in grado di comprendere” (Omelia a Istanbul, 29 novembre 2014).

Missione è portare al mondo la gioia dello Spirito

Senza lo Spirito Santo non esiste la missione. Infatti, la missione non è opera nostra, è un dono. La Chiesa ha bisogno di evangelizzatori che si aprano “senza paura all’azione dello Spirito Santo” che “infonde la forza per annunciare la novità del Vangelo con audacia (parresia), a voce alta e in ogni tempo e luogo, anche controcorrente” (Evangelii gaudium, 259). Si tratta di evangelizzatori consapevoli che “la missione è una passione per Gesù ma, al tempo stesso, è una passione per il suo popolo” (EG 268). Gesù vuole “che tocchiamo la carne sofferente degli altri” (EG 270). “Nel nostro rapporto col mondo siamo invitati a dare ragione della nostra speranza, ma non come nemici che puntano il dito e condannano” (EG 271). “Può essere missionario solo chi si sente bene nel cercare il bene del prossimo, chi desidera la felicità degli altri” (EG 272): “se riesco ad aiutare una sola persona a vivere meglio, questo è già sufficiente a giustificare il dono della mia vita” (EG 274). La gioia, la pace, l’amore, sono frutti dello Spirito.

Stefano Callegaro

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Referendum giustizia

In occasione del referendum sulla giustizia del prossimo 12 giugno, il vicariato del Conselvano propone una serata per spiegare meglio i REFERENDUM. L’incontro è previsto ad ARRE mercoledì 8 GIUGNO alle ore 21.00; a guidarlo sarà il Prof Saonara del Centro Studi Toniolo di Padova. E' una opportunità importante per approfondire i quesiti referendari che ci interpellano e fare una scelta consapevole.

Stefano Callegaro

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Ordinazione presbiterale 2022

Sabato 28 maggio 2022, ore 16 - basilica Cattedrale, Padova – diretta streaming sul sito www.diocesipadova.it e su Telenuovo Play e sulla piattaforma di Tv7 Triveneta

Campane a festa sabato 28 maggio per la Chiesa di Padova che celebra e festeggia l’ordinazione presbiterale di sei diaconi del Seminario Maggiore. La celebrazione si terrà in basilica Cattedrale a Padova, con inizio alle ore 16 e sarà trasmessa in diretta streaming sul sito della Diocesi di Padova (www.diocesipadova.it), sul canale 11 di Telenuovo nella piattaforma Telenuovo Play e sulla piattaforma di Tv7 Triveneta.

Ed ecco i sei diaconi che diventeranno preti della Diocesi di Padova.


DON RICCARDO BENETTI, classe 1997, originario della parrocchia di Tombelle (Ve). È entrato in Seminario Minore nel 2010, e ha studiato al liceo scientifico. A settembre 2016 è entrato in Seminario Maggiore. Negli anni di seminario ha prestato servizio nelle parrocchie di Saccolongo, Torreglia, e nell’unità pastorale dell’Arcella, dove ha svolto il suo servizio diaconale.

DON DAVIDE CIUCEVICH, classe 1987, originario della parrocchia di Roncaglia. Prima di entrare in Seminario ha studiato al liceo scientifico e si è laureato in ingegneria civile con specializzazione in idraulica. È entrato a Casa Sant’Andrea nel gennaio 2016 per poi passare in Seminario Maggiore nel settembre dello stesso anno. Negli anni di formazione ha prestato servizio nelle parrocchie del Duomo di San Lorenzo martire di Conselve, Tombelle e Galta, Limena. In quest’ultima ha svolto il suo servizio diaconale.

DON DARIO MARCHIORETTO, classe 1981, originario della parrocchia di San Giorgio di Perlena (Vi). Prima di entrare in Seminario ha studiato come perito industriale in elettronica, e poi ha lavorato per alcuni anni. È entrato nel 2017 a Casa Sant’Andrea, per poi passare in Seminario Maggiore nel settembre dello stesso anno. Negli anni di formazione ha prestato servizio nelle parrocchie di San Giacomo in Romano d’Ezzelino, Sant’Eufemia e San Leonardo in Borgoricco, Ss. Pietro e Paolo in Zané. In quest’ultima ha svolto il suo servizio diaconale.

DON ALBERTO PASTORELLO, classe 1997, originario della parrocchia del Duomo di Conselve. è entrato in Seminario Minore nel 2011 e ha studiato il liceo classico. A settembre 2016 è entrato in Seminario Maggiore. Durante la formazione ha prestato servizio nelle parrocchie di San Leonardo in Borgoricco, Santa Giustina in Colle, per poi svolgere il suo servizio diaconale nella sua parrocchia di origine.

DON FABIO SPINELLO: classe 1988, originario della parrocchia di Pontelongo (Pd), dopo aver conseguito la maturità scientifica e una laurea in ingegneria elettronica entra a Casa Sant’Andrea nel 2015 e l’anno successivo in Seminario Maggiore. Negli anni di formazione ha prestato servizio nell’unità pastorale di Piove di Sacco, nella parrocchia di Ponte di Brenta e nell’unità pastorale di Piovene Rocchette, dove ha anche svolto il servizio diaconale.

DON CRISTIANO VANIN, classe 1983, è originario di Conscio di Casale sul Sile (Tv). Prima di entrare in Seminario ha studiato al liceo scientifico bilingue inglese-tedesco per poi laurearsi in statistica all’Università di Padova. Successivamente si è laureato in psicologia clinica allo Iusve di Mestre-Venezia; ha poi lavorato come collaboratore a un progetto di ricerca dell’Università di Padova, e infine nell’Ufficio di statistica della Regione Veneto. È entrato in Seminario Maggiore nel 2016. Negli anni di seminario ha prestato servizio nelle parrocchie di Tencarola e Madonna Pellegrina. In quest’ultima ha svolto il suo servizio diaconale.

Stefano Callegaro

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Sui Colli Euganei il primo Cammino Laudato Si’

Viene inaugurato sabato 21 maggio, alle ore 17 alla presenza del vescovo Claudio Cipolla e del presidente dell’Ente Parco Colli Euganei, Riccardo Masin, il primo Cammino Laudato Si’ nel Parco regionale dei Colli Euganei, che è anche il primo cammino nel Nord Italia e nel Triveneto dedicato all’enciclica di papa Francesco.

L’appuntamento è alla chiesa di Faedo nel comune di Cinto Euganeo (Pd), dove ci sarà il momento ufficiale. Per chi lo desidera si proseguirà, partendo intorno alle 17.45 percorrendo il Cammino Laudato Si’: un anello di circa 7 chilometri a bassa difficoltà, percorribile in circa un’ora e mezza e cadenzato da sei tappe che invitano alla riflessione, su altrettanti verbi: camminare, vedere, sostare, sognare, gustare, ripartire. A metà del cammino si consumerà la cena al sacco nei pressi di Casa Marina.

È un cammino spirituale oltre che fisico, dove a ogni tappa c’è la possibilità di leggere o ascoltare tramite QRcode un breve testo con un linguaggio semplice e di comprensione immediata, che lascia spazio a ciascuno di elaborare una propria meditazione.

Il Cammino Laudato Si’, nel cuore dei Colli Euganei, tocca il territorio di due comuni dei colli, Cinto euganeo e Galzignano Terme; è promosso dalla Chiesa di Padova, attraverso la Pastorale sociale e del lavoro, per permettere agli escursionisti dei nostri Colli di immergersi nella natura tramite la spiritualità della Laudato Si’ che educa alla bellezza e invita alla cura.

Il percorso è stato realizzato in collaborazione con l’Ente Parco Colli Euganei e con il patrocinio gratuito dei comuni di Galzignano Terme e Cinto Euganeo.

 

Stefano Callegaro

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Sinodo diocesano: scelti i temi, eletti i membri dell’assemblea sinodale

Giusto un anno fa – era domenica 16 maggio 2021 – il vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla – con una solenne celebrazione in Cattedrale, indiceva (dandone l’annuncio) il Sinodo diocesano della Chiesa di Padova. Era l’avvio di quello che il vescovo definì un “santo viaggio”, a cui veniva invitata e convocata l’intera Chiesa di Padova. Un viaggio che ora entra nella sua tappa culminante, la celebrazione del Sinodo diocesano, che verrà solennemente aperto dal vescovo Claudio nella domenica di Pentecoste – il 5 giugno 2022, alle ore 16.30, in Basilica Cattedrale.

«Il Sinodo diocesano – scrive il vescovo Claudio nell’Instrumentum Laboris 1 – sarà aperto il giorno di Pentecoste, pienezza della Pasqua, per chiedere che sul nostro lavoro scenda la forza del suo Spirito e cambi l’acqua in vino, come a Cana di Galilea; il pane e il vino, in corpo e sangue di Cristo come nell’Eucaristia delle nostre comunità; la nostra assemblea in corpo del Signore risorto. Il dono è sempre eccedente rispetto alle attese».

Si aprirà una nuova fase del cammino sinodale: la Commissione preparatoria, che ha individuato i temi del Sinodo termina il suo mandato dopo aver affidato lo Strumento di lavoro (Instrumentum laboris 1) all’intera Diocesi e all’Assemblea sinodale che inizierà il suo cammino dopo aver fatto la professione di fede.

Il lavoro del Sinodo diocesano si muoverà sui temi individuati e su alcune prospettive di fondo: la conversione in chiave missionaria di tutta la pastorale; il volto e lo stile fraterno delle nostre parrocchie perché rendano accessibile il Vangelo alle persone; l’inculturazione del Vangelo in un contesto non più visibilmente cristiano nel quale i riferimenti valoriali al messaggio e alla persona di Gesù sono diventati labili.

La solenne celebrazione di apertura del Sinodo sarà caratterizzata da tre segni: la processione d’ingresso con il libro dei Vangeli; la colletta all’offertorio dedicata a sostenere tre progetti di Caritas diocesana orientati a farsi carico di situazioni di disagio e precarietà; la comunione agli ammalati con l’invio dei ministri straordinari della comunione a partire da questa celebrazione eucaristica. Stessi segni che le parrocchie della Diocesi di Padova sono invitate a porre durante le celebrazioni della domenica mattina, in simbolico ed effettivo collegamento con la celebrazione del Sinodo diocesano.

Invitati e presenti alla celebrazione di apertura del Sinodo i membri della Segreteria del Sinodo (che ha accompagnato tutto il lavoro di questo anno di preparazione), della Commissione preparatoria (composta da 60 persone, che hanno individuato i temi che saranno oggetto del Sinodo diocesano) e dell’Assemblea sinodale (circa 400 persone, tra membri di diritto, membri eletti e membri scelti dal vescovo).

La celebrazione di apertura sarà il momento solenne, ma la prossima settimana, l’intera Diocesi sarà coinvolta in una serie di incontri vicariali in cui verranno presentati i temi del Sinodo e un altro strumento – i gruppi di discernimento sinodale – che al pari degli spazi di dialogo dell’anno di preparazione, rappresentano un’occasione di secondo ascolto, per piccoli gruppi a partire questa volta dai temi del sinodo e si ritroveranno nel periodo ottobre a dicembre 2022. Il lavoro dei gruppi di discernimento sinodale sarà poi contributo per il lavoro dell’Assemblea sinodale, che lavorerà su base territoriale e per commissioni oltre che in sedute plenarie, per arrivare alla stesura del documento finale da consegnare al vescovo. La conclusione del Sinodo diocesano della Chiesa di Padova è prevista entro dicembre 2023.

Il percorso di discernimento che si apre per la Chiesa di Padova sarà accompagnato da un brano evangelico di riferimento – la narrazione delle nozze di Cana del Vangelo di Giovanni (Gv 2, 1-11) e da un’immagine realizzata dall’illustratrice Elisabetta Benfatto.


I TEMI del Sinodo diocesano della Chiesa di Padova

14 temi complessivi riconducibili a tre ambiti (dimensioni trasversali, soggetti, cantieri) sono il frutto del lavoro dell’anno di primo ascolto e di preparazione del Sinodo diocesano della Chiesa di Padova. Questi temi saranno ora affidati ai Gruppi di discernimento sinodale e saranno successivamente accompagnati anche da domande e provocazioni per renderli attinenti al contesto pastorale della nostra Diocesi. Sono le piste di riflessione che guideranno l’individuazione delle “proposizioni”, cioè le prospettive ecclesiali, gli obiettivi pastorali e le proposte di cambiamento da discutere in Assemblea sinodale.

Di seguito i temi suddivisi per ambito

DIMENSIONI TRASVERSALI

EVANGELIZZAZIONE E CULTURA: un arricchimento reciproco

LA CHIESA E GLI AMBITI DI VITA: un legame costitutivo

IL BISOGNO DI SPIRITUALITÀ: una ricerca vitale

LA LITURGIA: il desiderio di incontrare il Signore e i fratelli

SOGGETTI

LE FAMIGLIE: l’attuale complessità ci interpella

I GIOVANI E LE NUOVE GENERAZIONI: profezia per la Chiesa di Padova

L’IDENTITÀ E I COMPITI DEI FEDELI LAICI: la consapevolezza della dignità battesimale

L’IDENTITÀ E I COMPITI DEI PRESBITERI: un ripensamento necessario

 

CANTIERI

IL VOLTO DELLE PARROCCHIE: stare nella transizione e nel processo

LE PARROCCHIE E LO STILE EVANGELICO: una casa fraterna e ospitale

LE PRIORITÀ PASTORALI: l’annuncio al centro

LA COMUNICAZIONE DELLA FEDE: l’azione corale di tutta la comunità

L’ORGANIZZAZIONE PARROCCHIALE E TERRITORIALE: le parrocchie e gli altri livelli di collaborazione

LE STRUTTURE E LA SOSTENIBILITÀ ECONOMICA: la gestione ordinaria e straordinaria tra opportunità e criticità

 

Stefano Callegaro

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