La comunità a Trieste - Le foto

Stefano Callegaro

La nostra uscita a Trieste è iniziata un po' allo stesso modo di come era cominciata l'avventura del gruppo giovanissimi alla scoperta della rotta balcanica: cosa dice oggi, a noi, la Giornata della Memoria? Eccoci allora arrivare e cominciare la nostra giornata alla Risiera di San Sabba, dichiarata monumento nazionale alla memoria nel 1965 quale unico lager nazista nel territorio italiano. Le vittime della Risiera si stimano essere fra le 3000 e le 5000, senza contare le persone transitate per l’invio ai lager tedeschi. Questa storia ci ha davvero insegnato qualcosa?

Nel pomeriggio abbiamo incontrato l’associazione Linea d'Ombra e consegnato loro gli indumenti e gli zaini raccolti grazie alla generosità della comunità di Bovolenta. Subito dopo ci siamo spostai in Piazza della Libertà dove abbiamo incontrato gli altri volontari dell’associazione che ogni giorno si ritrovano in questo luogo per incontrare i migranti in arrivo dal vicino confine. Portiamo con noi degli zainetti: ognuno contiene un paio di scarpe, pantaloni, maglietta, necessario per l’igiene personale e cibo. Ciò che serve per continuare il cammino.
Ma il lavoro più duro è quello che vede i volontari impegnati a medicare, pulire e sistemare, sulle braccia, sulle gambe o sulla schiena dei migranti, ferite, graffi, escoriazioni oppure i segni delle percosse ricevute dalle varie polizie di confine (italiana inclusa).

Questo momento ci ha dato l’opportunità e l’occasione di parlare con qualcuno di questi ragazzi migranti. C'è il più piccolo, un ragazzo afghano con una grave infezione alla gamba non curata a dovere. Per mostrarci la sua bravura, ci dice di parlare italiano (non inglese come molti degli altri) e inizia ad elencarci i numeri fino a fermarsi al 17: la sua età. Oppure c'è un ragazzo di 20 anni che ci racconta di essere scappato da Konar, città nella regione più a est dell’Afghanistan, per sfuggire all'arruolamento nell'ISIS, lasciando tutti i parenti a casa. È in cammino da 12 giorni no stop, da quando è partito dal campo profughi di Bihac, in Bosnia, passando fra boschi, terreni minati e il rischio di essere trovato e picchiato dalla polizia. La sua meta? La Francia; lì c'è lo zio...e un fratello (forse).

È questo, giorno dopo giorno, il lavoro di Lorena, Gianandrea, Paola (che abbiamo conosciuto all'incontro di Aprile) e degli altri volontari di Linea d'Ombra. Senza sapere se arriveranno in 10, in 30, in 50 o nessuno. Loro ci sono, con tutta la loro necessità di cui hanno fatto virtù, imparando le basi di quella che ormai sta diventando una nuova "specialità" della medicina: la "medicina di strada". Che lenisce ferite ed infezioni nella consapevolezza che non ci sarà la possibilità di un'igiene continua, che cura malattie sapendo che non ci sarà la possibilità di terapie a lungo o medio termine...ma provando nel frattempo a curare anche le ferite dell’anima, quelle di mesi di cammino e di anni di lontananza da casa, quelle del rifiuto, del respingimento, della precarietà costante.

Coincidenza (o Provvidenza) ha voluto che il nostro pomeriggio terminasse con un corteo che ha concluso proprio in Piazza della Libertà la propria manifestazione per portare a risalto l'attuale situazione in Afghanistan e chiedere corridoi umanitari. Quale migliore cornice per un grande grido “we want peace” (noi vogliamo la pace) lanciato da una bambina afghana dal palco?

Queste immagini ci hanno accompagnato anche nella conclusione della nostra giornata, con una pizza in compagnia dopo una passeggiata tra le belle piazze e sul lungomare di Trieste: la consapevolezza di non poter più voltare lo sguardo da questa tragedia che si consuma ogni giorno sulla porta di casa nostra, la volontà di trovare un modo per fare la nostra parte, la certezza che in quella piazza torneremo ancora

Scritto da Stefano Callegaro
Notizie principali:

Festa della Candelora

Mercoledì 2 febbraio si celebrerà la presentazione al tempio di Gesù, detta anche "Festa della Candelora".

Ci saranno due celebrazioni: alle 16 e alle 20,30, ambedue con la benedizione delle candeline. Alla celebrazione della sera sono invitati in modo particolare tute le persone che in qualche modo fanno servizio di volontariato in Parrocchia: dal Consiglio Pastorale ai ministranti (chierichetti). Sarà un modo per riconoscerci tutti egualmente membra dello stesso corpo di Cristo.

Di seguito un articolo scritto da Antonella Palermo per Vatican News

Presentazione di Gesù al Tempio. Attendere e riconoscere la luce nuova

Oggi, quaranta giorni dopo il Natale, è la festa della Presentazione del Signore al tempio, che celebra l’incontro luminoso tra Gesù e l’umanità che lo attende. Nel riconoscimento del Messia da parte di Simeone e Anna, la conferma di una tenacia e di una ostinazione, nonostante la fragilità, che vincono su tristezze e desolazione

Secondo le prescrizioni dell’Antico Testamento, riguardo alla purezza cultuale (Lv 12,1-8), una donna era impura dopo il parto di un bambino per quaranta giorni e doveva offrire al tempio, come sacrificio di espiazione, un agnello e una giovane colomba; se era povera, due giovani colombe. Anche Gesù fu presentato da Maria e Giuseppe al tempio per essere riscattato, per la cerimonia di purificazione: a Dio, da cui proviene ogni cosa, si doveva ogni primizia, tra cui il primo figlio maschio. Simeone è il vero israelita, giusto e pio, guidato dallo Spirito (come i profeti), in attesa del Messia. Anna è l'anziana profetessa che dedica la sua vedovanza al Signore (vero sposo), servendolo con digiuni e preghiere, notte e giorno. Ogni giorno i due anziani accolgono bambini diversi, per compiere il rito. Quando si presentano davanti a loro i genitori di Gesù, vedono nel loro Bambino il Signore annunciato per secoli, la "luce per illuminare le genti".

I miei occhi hanno visto la tua salvezza

Anna era rimasta vedova molto giovane. Simeone per una vita intera aspettava la consolazione di Israele, dopo averne condiviso il dolore e la desolazione. I loro occhi sarebbero potuti essere oscurati da sofferenza, solitudine, rassegnazione, stanchezza. Avrebbero potuto rivolgersi altrove, si sarebbero potuti spegnere, limitandosi a vedere solo da vicino. Invece, Simeone e Anna hanno saputo attendere per una vita intera. Nel racconto del Vangelo di Luca il cantico di Simeone sprigiona un rigurgito di luce dalla profonda umanità di un uomo che viene dato per molto anziano, ma che ha l'occhio vivo perché si è lasciato attrarre. Nel tempio c'erano ogni giorno tante persone e dottori della Legge, che si avvicendavano tra preghiere e liturgie. Eppure, solo Simeone e Anna hanno avuto lo sguardo capace di vedere oltre, non accecato dall’abitudine e dall’indifferenza, occhi che non smettono di cercare e di sognare.

Il Cantico di Simeone

Nel tempio, mentre Gesù si offriva a suo Padre, si abbandonava nelle mani degli uomini. E' il doppio movimento dell’incarnazione: il Figlio entra nel mondo per essere perfetto adoratore del Padre e per rispondere alle attese degli uomini. Simeone prese Gesù dalle braccia di Maria nelle sue, benedisse Dio e disse il “Nunc dimittis”, inno che si può paragonare ai più bei salmi e che si prega ogni giorno nell’ufficio della sera, a Compieta, sin dal quinto secolo. Ora, Simeone può morire in pace, poichè ha visto il segno promesso, che è la salvezza per tutti i popoli e per Israele. Sazio di vita e di gioia può ora affidarsi pienamente a Dio sapendo che la sua vita ha senso. Nell'inno aggiunge: "Egli è qui per la caduta e la resurrezione di molti e come segno di contraddizione". Cristo fa cadere i nostri piccoli o grandi idoli, le maschere e le bugie, contraddice la quieta mediocrità, le immagini false di Dio. Come ricorda il padre Ermes Ronchi, è la risurrezione della nobiltà che è in ogni uomo, anche il più perduto e disperato.

La luce del mondo

Nello stesso giorno in cui si celebra la festa della Presentazione al tempio, dal quarto secolo si festeggia la Candelora. La processione, che la liturgia di questo giorno si manifesta con le candele accese, ricorda proprio le parole con cui Simeone indica il Messia: “luce per illuminare le nazioni”. La parola greca è apokalupsis: suggerisce lo staccare un velo che nasconde la luce. L'uomo, rivolgendosi direttamente a Maria, svela l’accoglienza che sarà fatta al Signore: è destinato ad essere occasione di caduta e di rialzo in Israele, si sarà per lui o contro di lui; sarà accettato dagli uni e rigettato dagli altri. Anna venne presso la santa famiglia, e come Simeone, come se avesse udito le sue parole, si mise a lodare Dio e a parlare del bambino a tutti quelli che aspettavano la liberazione di Gerusalemme.

Simeone e Anna, anziani gioiosi

Il tempo della vecchiaia non è un naufragio, una disgrazia, una iattura. Simeone e Anna ne sono stati i testimoni, non chiudendo gli occhi sulla loro debolezza, sull’affievolirsi delle forze, ma in quel Bambino trovando una nuova compagnia, energia. Simeone, dopo aver preso tra le sue braccia il Bambino, poté cantare il Nunc dimittis non con la tristezza di chi aveva sprecato la vita e non sapeva cosa sarebbe accaduto di lui.

Pregare per la vita consacrata nel giorno della Candelora

Simeone e Anna sono persone dell'incontro, della profezia, della fraternità, del servizio. Sono coloro che accolgono tra le loro braccia, con intimità e affetto, il Signore e benedicono Dio lasciando che parli per mezzo loro e della loro vita. Nell'intenzione di accostare la Giornata per la Vita consacrata alla festa della Presentazione di Gesù al tempio, si può scorgere l'attesa di lasciarsi avvolgere dalla luce nuova che prepara alla Pasqua, nel riconoscimento delle meraviglie operate da Dio. Suggerisce l'atteggiamento di vigilanza, del mantenere la luce accesa e far vedere che esiste la possibilità, sempre. Essere noi stessi luce, fiaccole nel quotidiano agire. Ciò che è chiamato a fare il consacrato e la consacrata, ma in fondo, ciascuno di noi, che è sacro agli occhi di Dio. I ceri accesi sono il segno della bellezza e del valore della vita consacrata come riflesso della luce di Cristo; un segno che richiama l’ingresso di Maria nel Tempio: la vergine, la consacrata per eccellenza, portava in braccio la Luce stessa, il Verbo incarnato.

Celebrare la vita al tempo della pandemia

In questo tempo buio in cui si fa fatica a scorgere una luce e ci sentiamo tutti precari e fragili, la festa della Presentazione al tempio ci fa riscoprire la tenacia e l'ostinazione di Simeone. Dio viene ogni giorno nel tempio della nostra vita e della nostra storia. Si fa prendere in braccio e ci chiede di avere gli occhi luminosi di Simeone, di Anna e dei profeti. Nella nostalgia degli abbracci dati e ricevuti, manteniamoci sentinelle attente, con la sana inquietudine di chi spera, non invano, nel Signore.

Stefano Callegaro

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Giornata della Memoria 2022

Nell'immagine in allegato la comunicazione dell'Associazione Combattenti e Reduci di Bovolenta in merito alla Giornata della Memoria 2022.

Stefano Callegaro

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Marcia diocesana della Pace

Domenica 23 gennaio si svolgerà l'annuale "Marcia della Pace" diocesana, con partenza da Montagnana.

In questo link facebook è possibile trovare tutte le informazioni necessarie https://www.facebook.com/marciaperlapace

La marcia si svolgerà nel rispetto delle vigenti normative.

Stefano Callegaro

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