Omelia della Notte di Natale del vescovo Claudio

Stefano Callegaro

È ancora Natale!

Il mondo, con la sua storia e la sua vitalità, continua il suo cammino e affronta nuovi orizzonti e nuove sfide. Si sono attraversati e si attraversano rischi, errori e si scoprono risultati inattesi. I cambiamenti sono stati tantissimi e di grande spessore in questi tempo, al punto che non sempre gli abitanti del presente, di questo oggi, si riconoscono in casa e al punto che molto spesso i nostri profeti, come papa Francesco, lanciano allarmi a partire dai poveri, o dalla madre terra, o dalle guerre o dalle malattie. Il mondo è cambiato ma ancora i suoi abitanti sono scelti da Dio come destinatari del suo amore e con la sua luce li vuole sostenere. È ancora Natale!

Talvolta abbiamo la sensazione che si tratti di ripetizione di un fatto del passato, oppure della replica di una scena di teatro per tenere viva la memoria con una rappresentazione; una recita che migliora o peggiora a seconda degli interpreti; talora proviamo nostalgia delle vecchie edizioni degli scorsi anni, come ho provato guardando qualche giorno fa i caroselli in bianco e nero della Rai di un tempo. Ci può essere anche un po’ d’invidia per contesti più caldi ed emotivi che via via vengono riproposti offuscando l’emergere del protagonista, del vero protagonista.

Lo sguardo rivolto al Cielo, al Padre del Signore Gesù che è all’inizio della storia della salvezza, ci ricorda che è lui che sceglie di volerci bene e che è lui che vuole porre la sua casa tra le nostre, che vuole assumere le nostre come vita e storia sua; È Dio che viene a condividere, a stare con noi. Con noi, così come siamo, con le nostre scelte e i nostri orientamenti. Noi cambiamo, siamo cambiati ma lui continua a sceglierci e a volerci bene. Siamo gli uomini e le donne che egli ama.

Quest’anno ci presentiamo con un po’ di stanchezza e con molte ferite.

Il nostro orgoglio e la nostra Torre di Babele si sono indeboliti, scricchiolano. Con le nostre conquiste tecnico-scientifiche e con i nostri capitali finanziari abbiamo visto che la carne, la stessa che Gesù ha assunto, cioè la storia e la vita, presentano all’umanità un saldo difficile da affrontare. Alcuni hanno migliorato le loro posizioni economiche e sociali ma se riflettiamo come parte di un Noi più grande, grande come il mondo, ci sono troppi sanguinamenti, troppo dolore, troppa paura del futuro, troppa disperazione, al punto che ci sono uomini, donne e bambini che osano sfidare la sorte.

Oltre 5 milioni di morti per il covid-19 nel mondo,  a cui sono da aggiungere gli altri effetti a livello di salute, tutte le preoccupazioni e le disuguaglianze e le innumerevoli difficoltà economiche; e sempre più anche a livello relazionale e di rapporti sociali.

Oltre 1.300 morti nella traversata del Mediterraneo solo nel 2021; guerre e disordini sociali dalla Terra Santa all’Ucraina, dall’Africa alle Americhe, all’Oriente.

Si aggiunge, in questi ultimi anni, quanto anche Papa Francesco ricorda circa il cambiamento climatico: è un sintomo del malessere di cui sta soffrendo la nostra madre terra e che diventa sempre più insopportabile, insostenibile e pericoloso.

Questi sono volti del nostro mondo, volti di cui si è connotato il nostro tempo e la nostra vita. Ad essi sarebbero da aggiungere i nostri problemi e drammi personali, quelli che riguardano le nostre famiglie soprattutto quando sperimentiamo la fragilità della salute o la precarietà del benessere economico e della pace sociale; oppure quando priviamo le nostre relazioni affettive e la nostra socialità di stabilità e di profondità.

La nostra carne, quindi, si presenta al Signore che viene come carne pesante da assumere, come storia impegnativa da amare.

Noi celebriamo la venuta del Signore in questa storia e in questa vita.

Il Natale dunque ci parla di Dio innanzitutto, del Dio di cui si è fatto testimone Gesù. Ci annuncia il suo interesse per noi, il suo amore per noi. Ma il Natale parla anche di noi: se ci vediamo riflessi nel suo cuore, ci dice di quanto sia preziosa e importante la nostra storia e la nostra carne umana.

I credenti non possono sciupare o maltrattare ciò che Dio ama: la vita e la storia degli uomini e del pianeta!

Dice il cardinale Martini in una riflessione breve proposta per il Natale del 1983 che mi è stato inviata da un amico: «Con la venuta di Gesù nel mondo non è cambiato in un certo senso nulla per quanto riguarda le vicende esteriori: ancora si ride e si piange, ci si ammala e si sta bene, si combatte, si vince, si perde, si muore. La vita scorre come scorreva prima della nascita di Gesù. Tuttavia per chi accoglie l’annuncio degli Angeli cambia il senso di ogni evento, cambia l’orizzonte e la prospettiva in cui esso si compie, cambia la forza interiore con cui lo si vive; in una parola cambia tutto. È come quando, in matematica, al posto di un segno negativo davanti ad un numero, ne poniamo uno positivo, al posto di un meno, mettiamo un più; il numero sembra lo stesso, in realtà cambia tutto. Gesù, accolto nel cuore con amore, cambia la vita, cambia la storia, cambia l’eternità. Tutto è nuovo, tutto acquista senso, tutto il dolore è intriso di speranza, tutta la gioia è soffusa di moderazione e di scioltezza; tutto il lavoro è vissuto come qualcosa che costruisce, o qui o poi, la casa dove abitare».

Si rinnovi, allora, in questo Natale la speranza di poter servire, la speranza di poter edificare comunità di credenti nelle quali crescere e diventare carne della stessa carne degli uomini e delle donne del 2022, esattamente come Gesù che assume questa carne; comunità di credenti che trovano forza e coraggio vedendo e meditando la scelta che il figlio di Dio ha compiuto nei nostri confronti: proprio come Gesù anche noi prendiamo casa tra la gente e nella nostra città di Padova e, come Gesù, amiamo i nostri fratelli e le nostre sorelle allargando il nostro cuore ad un noi sempre più grande nel quale non ci sono chiavi per chiudere, né muri per escludere.

Rinnoviamo dunque la speranza che sia possibile cambiare il cuore di ciascuno di noi, per servire come Gesù la vita del nostro tempo e del nostro mondo.

Sappiamo che lo Spirito del Signore Gesù opera ben oltre i nostri spazi e le nostre comunità e così vediamo sbocciare germogli ovunque. Ovunque i germogli sbocciano – come bene, amore, pace – noi riconosciamo Gesù all’opera. Ci ricordiamo pure che Lui, per grazia, ci ha scelti – ha scelto ciascuno di noi – perché  ci ha chiamati a partecipare lla sua missione di bene.

È ancora Natale, grazie al Cielo

Buon Natale a tutti voi e alle vostre famiglie, ai vostri cari!

Buon Natale alla nostra città, al nostro paese e a tutti gli uomini e donne amati dal Signore.

 + Claudio Cipolla, vescovo di Padova

Scritto da Stefano Callegaro
Notizie principali:

Festa della Candelora

Mercoledì 2 febbraio si celebrerà la presentazione al tempio di Gesù, detta anche "Festa della Candelora".

Ci saranno due celebrazioni: alle 16 e alle 20,30, ambedue con la benedizione delle candeline. Alla celebrazione della sera sono invitati in modo particolare tute le persone che in qualche modo fanno servizio di volontariato in Parrocchia: dal Consiglio Pastorale ai ministranti (chierichetti). Sarà un modo per riconoscerci tutti egualmente membra dello stesso corpo di Cristo.

Di seguito un articolo scritto da Antonella Palermo per Vatican News

Presentazione di Gesù al Tempio. Attendere e riconoscere la luce nuova

Oggi, quaranta giorni dopo il Natale, è la festa della Presentazione del Signore al tempio, che celebra l’incontro luminoso tra Gesù e l’umanità che lo attende. Nel riconoscimento del Messia da parte di Simeone e Anna, la conferma di una tenacia e di una ostinazione, nonostante la fragilità, che vincono su tristezze e desolazione

Secondo le prescrizioni dell’Antico Testamento, riguardo alla purezza cultuale (Lv 12,1-8), una donna era impura dopo il parto di un bambino per quaranta giorni e doveva offrire al tempio, come sacrificio di espiazione, un agnello e una giovane colomba; se era povera, due giovani colombe. Anche Gesù fu presentato da Maria e Giuseppe al tempio per essere riscattato, per la cerimonia di purificazione: a Dio, da cui proviene ogni cosa, si doveva ogni primizia, tra cui il primo figlio maschio. Simeone è il vero israelita, giusto e pio, guidato dallo Spirito (come i profeti), in attesa del Messia. Anna è l'anziana profetessa che dedica la sua vedovanza al Signore (vero sposo), servendolo con digiuni e preghiere, notte e giorno. Ogni giorno i due anziani accolgono bambini diversi, per compiere il rito. Quando si presentano davanti a loro i genitori di Gesù, vedono nel loro Bambino il Signore annunciato per secoli, la "luce per illuminare le genti".

I miei occhi hanno visto la tua salvezza

Anna era rimasta vedova molto giovane. Simeone per una vita intera aspettava la consolazione di Israele, dopo averne condiviso il dolore e la desolazione. I loro occhi sarebbero potuti essere oscurati da sofferenza, solitudine, rassegnazione, stanchezza. Avrebbero potuto rivolgersi altrove, si sarebbero potuti spegnere, limitandosi a vedere solo da vicino. Invece, Simeone e Anna hanno saputo attendere per una vita intera. Nel racconto del Vangelo di Luca il cantico di Simeone sprigiona un rigurgito di luce dalla profonda umanità di un uomo che viene dato per molto anziano, ma che ha l'occhio vivo perché si è lasciato attrarre. Nel tempio c'erano ogni giorno tante persone e dottori della Legge, che si avvicendavano tra preghiere e liturgie. Eppure, solo Simeone e Anna hanno avuto lo sguardo capace di vedere oltre, non accecato dall’abitudine e dall’indifferenza, occhi che non smettono di cercare e di sognare.

Il Cantico di Simeone

Nel tempio, mentre Gesù si offriva a suo Padre, si abbandonava nelle mani degli uomini. E' il doppio movimento dell’incarnazione: il Figlio entra nel mondo per essere perfetto adoratore del Padre e per rispondere alle attese degli uomini. Simeone prese Gesù dalle braccia di Maria nelle sue, benedisse Dio e disse il “Nunc dimittis”, inno che si può paragonare ai più bei salmi e che si prega ogni giorno nell’ufficio della sera, a Compieta, sin dal quinto secolo. Ora, Simeone può morire in pace, poichè ha visto il segno promesso, che è la salvezza per tutti i popoli e per Israele. Sazio di vita e di gioia può ora affidarsi pienamente a Dio sapendo che la sua vita ha senso. Nell'inno aggiunge: "Egli è qui per la caduta e la resurrezione di molti e come segno di contraddizione". Cristo fa cadere i nostri piccoli o grandi idoli, le maschere e le bugie, contraddice la quieta mediocrità, le immagini false di Dio. Come ricorda il padre Ermes Ronchi, è la risurrezione della nobiltà che è in ogni uomo, anche il più perduto e disperato.

La luce del mondo

Nello stesso giorno in cui si celebra la festa della Presentazione al tempio, dal quarto secolo si festeggia la Candelora. La processione, che la liturgia di questo giorno si manifesta con le candele accese, ricorda proprio le parole con cui Simeone indica il Messia: “luce per illuminare le nazioni”. La parola greca è apokalupsis: suggerisce lo staccare un velo che nasconde la luce. L'uomo, rivolgendosi direttamente a Maria, svela l’accoglienza che sarà fatta al Signore: è destinato ad essere occasione di caduta e di rialzo in Israele, si sarà per lui o contro di lui; sarà accettato dagli uni e rigettato dagli altri. Anna venne presso la santa famiglia, e come Simeone, come se avesse udito le sue parole, si mise a lodare Dio e a parlare del bambino a tutti quelli che aspettavano la liberazione di Gerusalemme.

Simeone e Anna, anziani gioiosi

Il tempo della vecchiaia non è un naufragio, una disgrazia, una iattura. Simeone e Anna ne sono stati i testimoni, non chiudendo gli occhi sulla loro debolezza, sull’affievolirsi delle forze, ma in quel Bambino trovando una nuova compagnia, energia. Simeone, dopo aver preso tra le sue braccia il Bambino, poté cantare il Nunc dimittis non con la tristezza di chi aveva sprecato la vita e non sapeva cosa sarebbe accaduto di lui.

Pregare per la vita consacrata nel giorno della Candelora

Simeone e Anna sono persone dell'incontro, della profezia, della fraternità, del servizio. Sono coloro che accolgono tra le loro braccia, con intimità e affetto, il Signore e benedicono Dio lasciando che parli per mezzo loro e della loro vita. Nell'intenzione di accostare la Giornata per la Vita consacrata alla festa della Presentazione di Gesù al tempio, si può scorgere l'attesa di lasciarsi avvolgere dalla luce nuova che prepara alla Pasqua, nel riconoscimento delle meraviglie operate da Dio. Suggerisce l'atteggiamento di vigilanza, del mantenere la luce accesa e far vedere che esiste la possibilità, sempre. Essere noi stessi luce, fiaccole nel quotidiano agire. Ciò che è chiamato a fare il consacrato e la consacrata, ma in fondo, ciascuno di noi, che è sacro agli occhi di Dio. I ceri accesi sono il segno della bellezza e del valore della vita consacrata come riflesso della luce di Cristo; un segno che richiama l’ingresso di Maria nel Tempio: la vergine, la consacrata per eccellenza, portava in braccio la Luce stessa, il Verbo incarnato.

Celebrare la vita al tempo della pandemia

In questo tempo buio in cui si fa fatica a scorgere una luce e ci sentiamo tutti precari e fragili, la festa della Presentazione al tempio ci fa riscoprire la tenacia e l'ostinazione di Simeone. Dio viene ogni giorno nel tempio della nostra vita e della nostra storia. Si fa prendere in braccio e ci chiede di avere gli occhi luminosi di Simeone, di Anna e dei profeti. Nella nostalgia degli abbracci dati e ricevuti, manteniamoci sentinelle attente, con la sana inquietudine di chi spera, non invano, nel Signore.

Stefano Callegaro

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Giornata della Memoria 2022

Nell'immagine in allegato la comunicazione dell'Associazione Combattenti e Reduci di Bovolenta in merito alla Giornata della Memoria 2022.

Stefano Callegaro

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Marcia diocesana della Pace

Domenica 23 gennaio si svolgerà l'annuale "Marcia della Pace" diocesana, con partenza da Montagnana.

In questo link facebook è possibile trovare tutte le informazioni necessarie https://www.facebook.com/marciaperlapace

La marcia si svolgerà nel rispetto delle vigenti normative.

Stefano Callegaro

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