L'intervento del vescovo per l'Indizione del sinodo

Stefano Callegaro

Di seguito le parole del Vescovo Claudio per l'indizione del Primo Sinodo del terzo millennio della Chiesa patavina.

 

Sono per noi oggi le parole di Gesù: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura”.

Se questo mondo attraversa giorni difficili, l’amore di Cristo ci spinge con maggiore abbondanza di Grazia. Grazia divina che diventa in noi dono d’amore, interesse e dedizione gratuita, impegno per il bene e la giustizia. Grazia che, offrendoci la forza dello Spirito Santo, scende su noi e ci rende testimoni del Vangelo ad ogni creatura.

Il Sinodo diocesano si inserisce in questo mandato missionario e diventa la strada per seguire Gesù.

Altra espressione del Vangelo di oggi: “Allora essi partirono”. Si misero sulla strada, guidati dallo stesso Spirito e dalla stessa Parola, quelli di Gesù. Sulla strada, insieme, uniti: è esattamente ciò che intendiamo per Sinodo!

Camminare insieme è per me speranza e preghiera. In realtà immagino che siano la speranza e la preghiera di ogni vescovo, ma anche di ogni presbitero e battezzato, di ogni padre e madre che vogliono realizzare la propria famiglia nell’amore!

Sinodo è speranza. La speranza si accende quando ci si sente chiamati a raggiungere una meta impegnativa, alta, bella; quando ci si aspetta qualcosa di più, quando si possiedono beni che si desidera condividere con le persone a cui si vuole bene. Questa speranza è dell’intera comunità dei battezzati che è composta anche da presbiteri, da diaconi, da consacrate e consacrati, dalle diverse ministerialità e carismi presenti nel popolo di Dio; e che percepisce il pericolo della dispersione, della frantumazione e che desidera orientarsi anche comunitariamente secondo la volontà di Dio Padre.

Sinodo è anche preghiera. È la preghiera, in comunione con la preghiera sacerdotale di Gesù, di saper camminare insieme, arricchiti dalle nostre usanze e ma anche andando oltre, superando le nostre resistenze e vincendo presunzioni e individualismi. È preghiera di invocazione: “Che siano una cosa sola”! Preghiera che assomiglia a quella dei poveri, di coloro che invocano da Dio giustizia e dignità, senza pretese perché sono poveri; le invocano come Grazia.

Il Sinodo nasce dal desiderio del Vescovo di rendere possibile la strada del futuro e della missione. Strada da percorrere tutti insieme, ognuno con il suo carisma, “avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace”, al servizio di tutti coloro che il Signore ama.

Perché oggi? Sono trascorsi circa sessant’anni dalla celebrazione del Concilio Ecumenico Vaticano Secondo: il soffio dello Spirito Santo ha raggiunto tutta la Chiesa cattolica aprendo orizzonti pastorali ricchi di novità; tra questi l’attenzione alla Chiesa locale, là dove vive e si manifesta la Chiesa Una, Santa, Cattolica ed Apostolica, lì dove si realizza la piena vitalità dello Spirito. Qualche anno fa, nel 2013, il Santo Padre Francesco con l’esortazione apostolica Evangelii Gaudium ci ha sollecitati a continuare nel cammino conciliare del rinnovamento pastorale.

Anche noi, nella Chiesa di Padova, abbiamo tante esperienze belle di cui fare memoria. Penso in particolare ad alcuni teologi, come mons. Luigi Sartori, mons. Ermanno Roberto Tura, e al contributo pastorale di vescovi come Girolamo Bortignon, Filippo Franceschi, il Vescovo Antonio Mattiazzo. In questi 60 anni centinaia di presbiteri e molti laici sono stati in missione a nome della Chiesa di Padova; abbiamo attivato servizi di carità straordinari come l’OPSA, il CUAMM, le Cucine economiche popolari. Addirittura abbiamo contribuito, soprattutto tramite mons. Giovanni Nervo e mons. Giuseppe Benvegnù-Pasini, promotori della Caritas italiana, al rinnovamento della testimonianza della carità delle Chiese che sono in Italia.

Conosciamo inoltre la vitalità, proveniente dalla spinta conciliare, di tante nostre comunità che hanno saputo attivare i consigli di comunione conferendo un volto di partecipazione e di corresponsabilità inimmaginabili prima del Concilio. In occasione della visita pastorale ho incontrato veramente tante belle e commoventi testimonianze di amore nei Consigli pastorali ed economici.

È arrivato il tempo di una comprensione di questa lunga esperienza per capire, dalle tracce lasciate dai nostri passi, dove lo Spirito ci sta orientando. Lo Spirito ha agito anche fuori dalla nostra storia diocesana attraverso molte e diverse manifestazioni, ma a noi è consegnata questa porzione di Chiesa, quella radicata in questa terra e in questa storia.

È tempo quindi di una sintesi ecclesiale che permetta di guardare al futuro “insieme”, con un rinnovato coraggio; anzi con un rinnovato entusiasmo. È venuto il tempo di favorire il futuro e di andargli incontro mettendoci in ascolto dello Spirito del Signore Risorto.

Grazie al Cielo non ci sono rotture e tensioni straordinarie. Il nostro è tempo di pace e quindi è tempo favorevole per una riflessione serena e per scoprire la vocazione della nostra Chiesa patavina, per guardare con fiducia avanti.

D’altra parte questo tempo pone molte sfide a livello ecclesiale, sociale e soprattutto culturale: il Covid 19 le ha evidenziate e noi le accettiamo, obbedienti alla nostra vita concreta, come spazio per la missione di preparare ai nostri figli un domani e una terra, sempre promessa, “dove scorrono latte e miele”.

L’incontro di oggi, con il quale annunciamo il primo Sinodo del terzo millennio della Chiesa patavina, è il punto di partenza con il quale qualificare lo stile del cammino che ci aspetta, uno stile eucaristico, spirituale.

Ha già una piccola storia, una storia di discernimento comunitario: il Sinodo dei Giovani vissuto nel 2016-2018 ne ha attestato la proponibilità; alcuni consigli pastorali parrocchiali incontrati da me durante la Visita Pastorale me ne hanno fatto espressa richiesta; ne abbiamo parlato in più occasioni nel Consiglio episcopale; dalla fine del 2019 ci siamo confrontati nel Consiglio Pastorale diocesano e nel Consiglio Presbiterale; ne abbiamo parlato anche con gli uffici pastorali e con le aggregazioni laicali; ne avevo parlato anche con gli uomini e le donne di vita consacrata. 

Di fronte alla crisi provocata dalla Pandemia, che si è presentata proprio mentre riflettevamo sul senso di una proposta così impegnativa, siamo stati presi da qualche incertezza ma abbiamo percepito che proprio la Pandemia ha ulteriormente evidenziato quelle domande di senso e di stile che motivavano l’opportunità di un Sinodo. Abbiamo quindi superato la prova e abbiamo confermato la scelta.

Presa la decisione ai primi di gennaio, oggi indìco il Sinodo diocesano mentre nella Pentecoste del 2022 celebreremo la solenne apertura!

L’indizione è strettamente e spiritualmente connessa alla Celebrazione domenicale dell’Eucaristia in questa Solennità dell’Ascensione del Signore, presieduta da me qui in Cattedrale e da miei delegati in 14 sedi distribuite nel nostro territorio, da Asiago a Montagnana.

L’Eucaristia è metafora del Sinodo: l’indizione corrisponde al movimento di convocazione, che rende possibile il radunarsi dell’assemblea per la celebrazione. Atto al quale normalmente non prestiamo particolare attenzione perché negli ultimi secoli e decenni era dato per scontato. Erano sufficienti le campane per avvertire e chiamare a raccolta il popolo. Indìre evoca il fatto che qualcuno ti chiama, che ti cerca ed esprime la volontà di incontro, di relazione: è il vescovo, oggi; è la tua comunità, ogni domenica; è il Signore stesso, sempre.

Alla convocazione corrisponde una risposta: Vado o non vado? La risposta esprime qualcosa anche di te, della tua relazione con il Signore, con gli altri della comunità, con i padri e le madri della tua fede: sai che ti aspettano!

Nasce così il movimento, una specie di pellegrinaggio, che ti fa uscire di casa e camminare verso la Chiesa, dove sono gli altri a cui sei legato nella fede. Uscire di casa dice la tua scelta di stare con gli altri. A volte questo uscire è faticoso, altre volte è una gioia.

Non sono tempi senza senso o inutili quelli della convocazione: fanno parte del nostro essere persone, fasci di relazioni, di corpo, di tempo. Sono i tempi del cuore pastorale che attende, dello spirito missionario che cerca, del calore dell’amicizia e della familiarità.

I sentimenti e i pensieri che ci accompagnano mentre camminiamo verso la comunità riunita, sono già parte dell’Eucaristia, ci preparano e ci rendono disponibili a vivere l’incontro. Rendono possibile il nostro scambio di sguardi, di strette di mano, di saluti amichevoli e fraterni, e ci preparano all’abbraccio del Signore. Sentendoci convocati dallo Spirito santo nel nome del Padre e del Figlio, accogliamo quelle braccia aperte con le quali chi presiede ci accoglie nella Pace, nella Grazia, nell’Amore, nella Comunione trasformando il nostro camminare verso la Chiesa in pellegrinaggio verso il mistero di Dio.           

Indìco quindi il Sinodo: suono, usando una immagine, le campane, invito le comunità e i cristiani, chiedo loro di mettersi in cammino verso il Signore, la sua parola, la sua Chiesa.

Quest’anno sarà al lavoro una commissione, la Commissione Preparatoria, che incarico pubblicamente di preparare quanto è necessario ascoltando il mondo e la sua cultura, e indicando i nodi e le idee fondamentali per il cammino sinodale. Al Sinodo affidiamo il compito e la responsabilità di capire dal Signore dove vuole che noi andiamo in questo tempo storico, e di indicare scelte e priorità pastorali.

Dopo l’abbraccio del Padre alla comunità convocata, l’assemblea eucaristica viene invitata ad esaminare la propria coscienza. Riconosciamo i nostri peccati, si dice normalmente. L’attenzione è sul “riconoscere”, sulla presa di coscienza, sulla lettura della nostra vita. Il fine non è tanto chiedere perdono, ma celebrare la consapevolezza che il Signore ci accompagna e ci vuole bene: Lui è più grande dei nostri peccati. Per questo penso che la nuova edizione del messale ci inviti a cantare il Kyrie eleison, riconoscendo con questa formula la presenza del Risorto, il Signore, il Kyrios, colui che ha sconfitto il peccato e la morte. Siamo talmente sicuri della sua Signoria che di fronte a lui rileggiamo la nostra vita e non temiamo nemmeno il nostro peccato. Sappiamo che la sua misericordia ci permette di sopportare i nostri limiti e sempre ci perdona.

Così la Commissione Preparatoria dovrà ascoltare il vissuto della nostra Chiesa, quello che pensano e vivono le nostre comunità, e il cammino che le nostre comunità hanno compiuto in questi ultimi decenni. Promuovere cioè una specie di esame di coscienza comunitario: Che coscienza ha la Chiesa di se stessa? Che coscienza hanno della propria fede i cristiani? Che umanità noi cristiani e noi Chiesa stiamo esprimendo? Che cosa possiamo fare di più per vivere la nostra missione nel mondo? Siamo ancora in grado di parlare al mondo, di parlare al mondo dell’amore del Padre che ci è stato manifestato dal Figlio suo e nostro fratello Gesù? Stiamo consolando, incoraggiando, servendo, amando come Gesù ha amato il mondo e noi?

Dobbiamo vivere questo esame di coscienza non tanto con la paura del giudizio o di fare brutta figura, ma con la certezza che il Signore cammina con noi e che a lui possiamo consegnarci fiduciosi.

Nell’Eucaristia, esperienza di fraternità, l’incontro con i fratelli e le sorelle è fondamentale. Vogliamo comunità calorose ed accoglienti, ci hanno detto i nostri giovani nella Lettera finale del loro Sinodo. È fuori dubbio che l’amore reciproco è vangelo. “Da questo riconosceranno che siete miei discepoli, se vi amate gli uni gli altri come io ho amato voi”, dice Gesù.

È vero anche che l’Eucarestia non è solo questo. Convocazione, accoglienza, lettura della propria coscienza sono solo i riti di introduzione e per noi oggi questi sono i riti di indizione. L’Eucaristia però è azione dello Spirito, è opera divina. È lo Spirito che opera e rende le parole lette, proclamate, approfondite strada della Parola di Dio; è lo Spirito che rende il pane e il vino Corpo e Sangue di Cristo, è lo Spirito che trasforma un insieme di persone in Chiesa, corpo del Cristo risorto.

Il Sinodo richiede che noi ci mettiamo insieme, che ci confrontiamo, che studiamo, che ascoltiamo, ma non è solo questo. Il Sinodo è prima di tutto opera dello Spirito, non nostra. Quanto possiamo fare ci predispone ad ascoltare lo Spirito, crea atteggiamenti capaci di accogliere la sua azione performante e trasformante. Noi possiamo camminare insieme verso la direzione indicata dallo Spirito, possiamo prendere coscienza delle nostre povertà per appoggiare la nostra speranza nell’azione dello Spirito e non in noi stessi. Insomma possiamo fare tanto ma ciò è nulla rispetto a quello che ci aspettiamo da Lui. I nostri riti di introduzione ci predispongono ad accogliere l’intervento straordinario di Dio, ci predispongono a “celebrare” il Sinodo!

Fin da oggi quindi permettiamo alle campane di suonare, di diffondere il richiamo a tutti, uomini e donne. Che questo suono arrivi alle nostre piazze, che si senta lungo le strade, negli ospedali e nelle case di riposo, nei luoghi della cultura e della scienza, nelle aziende artigianali, commerciali, nelle industrie e in tutti i luoghi dove si lavora, dove si studia e ci si diverte. Ovunque suonino le campane della convocazione perché tutti i figli di Dio si sentano invitati ed attesi. Nessuno si senta escluso per la sua diversità o per la sua fatica.

Fin da oggi invito tutti i cristiani a camminare verso le loro comunità e fraternità, ed invito i presbiteri a spostare le loro priorità dal “fare cose” al “convocare comunità” dove ci si senta chiamati per nome, dall’offerta di servizi religiosi alla difficile edificazione di relazioni fraterne e calorose. Sono i riti di introduzione: è l’indizione della celebrazione del Sinodo della santa Chiesa di Padova.

La mia richiesta per tutti è di cercare, tendere, aspirare all’unità: non possiamo dividerci in questa opera di Dio! L’unità non è omogeneità ma creatività, immaginazione, desiderio di comunione. Il cammino fatto insieme alla ricerca della volontà del Signore, avrà un altro protagonista, il divisore, il serpente antico, cioè il diavolo, il quale con maggiore destrezza si introdurrà nella nostra vita e nella vita della nostra Chiesa per farci fallire. E lo farà a partire dai nostri pensieri taciuti che si esprimeranno in atteggiamenti, in parole e in gesti che si opporranno alla fatica di convocare comunità e di suonare campane per chiamare tutti. Il maligno vorrà dividerci non solo con pensieri taciuti, ma anche con freni interiori, con opposizioni verbali, con rigidità inconsce.

Restiamo uniti da subito. Restiamo uniti nella preghiera. Restiamo uniti nella speranza.  Aiutiamoci gli uni gli altri a rimanere uniti facendoci operatori di pace, di riconciliazione. Il Signore Risorto ha già vinto questa battaglia e continuamente ci rende concordi, capaci di vincere le separazioni e di abbattere le distanze. Tra preti, tra consacrati, tra battezzati aiutiamoci nel rimanere uniti e fraterni nell’aderire alla chiamata del Signore in questo tempo storico della nostra Chiesa.

Frutto della Pentecoste è l’amore fraterno, la concordia, l’avere un cuore solo e un’anima sola. Diventare un solo spirito, un solo corpo come uno solo è il battesimo… Questo sarà il frutto del Sinodo: una nuova e bella comunione della nostra Chiesa e una rinnovata forza missionaria. È la nostra speranza e la nostra preghiera.   

Questo processo inizia oggi con la liturgia dell’ascolto: il Signore ci dia orecchi e cuore per ascoltare quello che lo Spirito dice alle Chiese. Ci predisponga fin da ora ad incontrare i nostri fratelli e sorelle nel Vangelo e ad accogliere l’effusione della rugiada del suo Spirito per diventare sempre più l’opera meravigliosa delle sue mani.

+ Claudio Cipolla, vescovo

Scritto da Stefano Callegaro
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Messaggio del vescovo per la 107a giornata mondiale del migrante e del rifugiato

Mi rivolgo a tutte le persone di buona volontà, non solo ai cristiani e ai fedeli cattolici, in occasione della 107a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che la Chiesa celebra domenica 26 settembre.

Viviamo un tempo complesso e spesso contraddittorio, ma carico di attese, perché lascia intravedere soluzioni nuove, punti fermi a cui non avevamo prestato la giusta attenzione, e ci sentiamo convocati a mettere insieme le forze migliori per giungere non solo a delle soluzioni, ma ad un ulteriore sviluppo positivo.

Papa Francesco già nella lettera enciclica sulla fraternità e l’amicizia sociale, con il titolo “Fratelli tutti”, indica in modo molto convincente un punto fermo: la “dimensione comunitaria dell’esistenza”, così spiegata in modo molto comprensibile: «Nessuno può affrontare la vita isolato. C’è bisogno di una comunità che ci sostenga, che ci aiuti e nella quale ci aiutiamo a vicenda a guardare avanti». In altro modo aveva espresso la medesima idea all’inizio della pandemia con l’espressione “siamo tutti sulla stessa barca e nessuno si salva da solo”.

Questa stessa considerazione decisiva viene ripresa dal Papa nel Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, quando scrive che «in realtà siamo tutti sulla stessa barca e siamo chiamati a impegnarci perché non ci siano più muri che ci separano, non ci siano più gli altri, ma solo un noi, grande come l’intera umanità». Da qui il titolo programmatico del Messaggio: “Verso un noi sempre più grande”.

È evidenziato il valore dello stare insieme, di cui abbiamo sentito la nostalgia e la mancanza con il distanziamento indotto dalla pandemia; si rimarca il valore della comunità, della solidarietà, del bene comune, della dignità di ogni persona, del «rendersi conto di quanto vale un essere umano, quanto vale una persona, sempre e in qualunque circostanza».

L’individualismo, l’egoismo personale, sociale, nazionale, che induce a scartare persone considerate “altri” da noi, estranee a noi, è un virus subdolo di cui è necessario prestare attenzione. L’antidoto, cui ciascuno può attingere, si trova dentro la parte migliore del proprio cuore. Trova conferma e forza nel rapporto con Dio, Padre di tutti. È ratificato da norme di diritto sia internazionale, prima tra tutte la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo, che nazionale.

I migranti, i profughi, i rifugiati, sui quali oggi in particolar modo si sofferma la nostra attenzione, mettono a verifica la nostra umanità e il grado della nostra appartenenza religiosa. Veniamo interpellati da crisi umanitarie: quella dell’Afghanistan, la più recente. Non possiamo restare indifferenti, quando intere famiglie che cercano accoglienza trovano invece la morte nel Mediterraneo, il “più grande cimitero d’Europa”. Fanno parte di noi intere comunità etniche, per le quali è chiesto un maggiore impegno all’inclusione sia sociale che ecclesiale, nella consapevolezza che la partecipazione, il dialogo interculturale e le diverse modalità di espressione della fede sono una ricchezza e una benedizione per tutti.

Impegniamoci, facciamo in modo che questi valori trovino sempre più spazio per “un noi sempre più grande”.

+ Claudio Cipolla

Vescovo di Padova

Stefano Callegaro

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Apertura straordinaria del Battistero della Cattedrale di Padova

Nell’ambito del Piano di Valorizzazione dei luoghi della cultura 2021 – iniziativa del Ministero della Cultura – la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso, in collaborazione con la Diocesi di Padova, promuove l’apertura straordinaria del Battistero di San Giovanni Battista (recentemente nominato Patrimonio mondiale dell’umanità UNESCO all’interno di Urbs Picta) della Basilica Cattedrale di Santa Maria Assunta, con la visita agli affreschi di Giusto de’ Menabuoi, custoditi in questo scrigno di arte e fede.

L’evento, in programma venerdì 1 ottobre 2021, si apre con la presentazione ufficiale del restauro del ciclo pittorico trecentesco, tornato al suo splendore grazie ad un cospicuo intervento di restauro, concluso nel 2020, finanziato con fondi ministeriali pari a 810.000 euro ed eseguito sotto la direzione scientifica della Soprintendenza patavina.

Oltre che godere del palinsesto pittorico, i visitatori potranno ammirare anche il polittico di Giusto de’ Menabuoi, ricollocato, solo per questa straordinaria occasione, nella sua sede originaria in Battistero.

Il polittico, raffigurante su più ordini la Madonna con il Bambino in trono, Storie della vita di San Giovanni Battista, Storie della vita di Cristo, dottori della Chiesa e santi, rimosso dalla parete del Battistero e trasportato nel Museo Diocesano di Padova, è stato infatti oggetto di un intervento di restauro conservativo, finanziato da Intesa Sanpaolo, all’interno del progetto “Restituzioni”, condotto da Francesca Faleschini e Valentina Piovan, sotto la direzione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Venezia e le Province di Belluno, Padova e Treviso.

Per valorizzare l’opera sarà installata anche un’apposita illuminazione – temporanea – allestita dall’azienda IGuzzini, in attesa della progettazione definitiva, a completamento del restauro del complesso del Battistero.

Per questa apertura straordinaria, l’appuntamento è alle ore 18.00, nella Basilica Cattedrale di Santa Maria Assunta di Padova, con il saluto di S. Ecc. Mons. Claudio Cipolla, vescovo di Padova e del Sindaco Sergio Giordani, cui seguiranno gli interventi di:

  • Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso, Fabrizio Magani, (La vicenda storico – artistica del Battistero e il suo restauro),
  • Presidente Emerito di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, (La «restituzione» del polittico del Battistero. Il patrimonio dell’arte cristiana e la cultura europea),
  • Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Gilberto Muraro, (La Fondazione e l’arte),
  • Direttore dell’Ufficio Beni culturali della Diocesi, Claudio Seno (Il “rilancio” del Battistero).

Modera prof. Gianandrea Di Donna, direttore dell’Ufficio per la Liturgia della Diocesi di Padova.

Sarà possibile seguire la presentazione anche in streaming sul canale YouTube della Diocesi, all’indirizzo: https://www.youtube.com/c/diocesipadova/featured

e sul sito web https://www.diocesipadova.it/

La serata proseguirà, dalle ore 19.00 alle ore 21.00, con le visite in Battistero della durata di venti minuti ciascuna e con accesso contingentato, nel rispetto delle misure di prevenzione dal rischio di infezione da Covid-19*.

All’interno del Battistero potranno essere presenti contemporaneamente 20 persone al massimo, tenute obbligatoriamente al distanziamento sociale, a indossare la mascherina e ad essere munite di green pass o ad esibire un tampone eseguito non più di 48h prima dell’evento.

L’accesso in Cattedrale, invece, è libero fino a esaurimento posti ma è comunque necessario essere muniti di green pass o tampone.

Per questa apertura straordinaria, la Cattedrale rimarrà aperta per tutta la durata dell’evento, per favorire l’attesa del turno da parte dei visitatori.

* Per partecipare a uno dei turni di visita in Battistero è necessaria la prenotazione, scrivendo a

lucia.pigozzo@beniculturali.it, entro il 30 settembre, specificando l’orario di visita che si preferisce.

Turni di visita: 19.00 – 19.20 – 19.40 – 20.00 – 20.20 – 20.40

Stefano Callegaro

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Don Ruggero Ruvoletto

Nella Santa Messa di domenica 19 settembre sarà ricordato Don Ruggero Ruvoletto, ex chierico della nostra comunità ucciso in missione a Manaus il 19 settembre 2009.

Martire del nostro tempo, è possibile leggere un piccolo riassunto della sua vita cliccando su questo link http://www.reginamundi.info/martiricristiani/RuggeroRuvoletto.asp

Stefano Callegaro

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